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Luglio 22, 2003

STATI UNITI: MINACCE GOVERNATIVE ALLE ORGANIZZAZIONI NON (ANCORA) GOVERNATIVE

 

 

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Interessante articolo di come l'amministrazione Bush si stia organizzando per dare battaglia alle associazioni NON governative come Amnesty International, Greenpeace, Médecins Sans Frontières...

vengono prese di mira per aver organizzato boicottaggi, "azioni" contro i brevetti e i costi dei farmaci, politiche contro le guerre e le armi, contro l'inquinamento e per la slavaguardia della natura e altre "stupidaggini simili".

ecco il gioco:

due i metodi utilizzati, A) tagliare i fondi nazionali (eventualmente farle diventare governative?), B) screditarle con "il beneficio del dubbio" con un funzionale "comitato ad hoc" (www.ngowatch.org)

Insomma, un po' come il giochetto del Cicap qui da noi!

STATI UNITI: MINACCE GOVERNATIVE ALLE ORGANIZZAZIONI NON (ANCORA) GOVERNATIVE
di Cristiano Lanzano
pubblicato il 19/07/2003
(articolo trovato su Wema.it)

Domanda. Secondo voi, nell'attuale contesto internazionale, che cosa rappresenta il pericolo maggiore per la democrazia e la libertà?

No. Nessuna delle cose che avete pensato. Non il moltiplicarsi delle guerre, non le lobby dei petrolieri o dei produttori di armi, non le grandi imprese multinazionali, neppure il terrorismo islamico. Bensì, l'esistenza ed il crescente potere delle organizzazioni non governative (ONG). In pratica, quegli organismi no profit, più o meno grandi, che realizzano campagne e progetti centrati sull'ambiente, sui diritti umani, sullo sviluppo del sud del mondo. Tanto per fare alcuni esempi, Amnesty International, Greenpeace, Médecins Sans Frontières: è di loro che dovremmo avere paura.

Così sembra pensarla l'amministrazione Bush, che, secondo Naomi Klein (Globe and Mail, 20-6-03 e The Guardian, 23-6-03) "ha trovato il prossimo bersaglio di guerra preventiva, ma non si tratta dell'Iran, della Siria o della Corea del Nord. Non ancora, almeno. Prima di lanciarsi in nuove avventure straniere, la banda di Bush ha alcuni lavoretti a cui badare a casa propria: farà piazza pulita di quelle fastidiose organizzazioni non governative che stanno orientando l'opinione pubblica mondiale contro le bombe e contro i marchi industriali statunitensi".

La nuova e silenziosa guerra si svolge su due fronti. Primo. Tagliare i fondi o -meglio ancora!- minacciare di farlo: le ONG, infatti, sono indipendenti, ma spesso la riuscita delle loro attività dipende dai finanziamenti dei governi nazionali (quelli per cui l'Italia è da tempo il fanalino di coda dei Paesi industrializzati) o delle istituzioni internazionali. U.S.Aid è l'agenzia governativa americana che gestisce i rapporti con gli organismi impegnati in progetti di sviluppo e distribuisce i fondi. Secondo la denuncia di InterAction, una rete di ONG statunitensi, recentemente Andrew Natsios, direttore di U.S.Aid, avrebbe ricordato alle ONG che esse rappresentano "un braccio del governo americano". Sembrava irritato dal comportamento di alcune organizzazioni presenti in Afghanistan e in Iraq dopo la fine delle rispettive guerre, che a quanto pare distribuiscono cibo e medicinali senza far sapere alla popolazione chi ringraziare. Ora, la procedura dovrebbe piuttosto essere: "Questa razione di cibo è gentilmente offerta dal governo di George W. Bush", un bel sorriso e avanti il prossimo. Praticamente una scena alla Truman Show.

L'eventualità può far sorridere, ma la minaccia molto concreta è stata quella di stracciare i contratti esistenti e di trovare nuovi partner più collaborativi, magari nel settore privato. E il signor Natsios, dopo aver a sua volta militato in ONG e accusato il governo Clinton di una politica inumana nei confronti della carestia in Corea del Nord, ora vuole di più: il silenzio stampa. U.S.Aid ha espressamente richiesto ai rappresentanti delle ONG sul campo di non rispondere alle domande dei giornalisti, che d'ora in poi dovranno rivolgersi direttamente a Washington. A queste condizioni, sembra difficile dare ancora un senso all'espressione "non governative".

Il secondo fronte è forse più paradossale. Le ONG, è vero, godono di una reputazione generalmente positiva, occupandosi di temi che riscuotono la simpatia del grande pubblico: l'unica offensiva consiste allora nell'instillare il tarlo del dubbio. E se non fossero così buone come dicono?
Questa è più o meno la filosofia del sito NGO Watch (www.ngowatch.org ), partito poche settimane fa con l'obiettivo di osservare i comportamenti sospetti delle ONG, smascherarne i finanziatori, rivelarne le malefatte. Ma perché questo clima da complotto? Perché, secondo il sito, le ONG sono ormai questione di affari; e perché si tratta di gruppi non eletti, eppure con un'influenza tale da condizionare le politiche degli organismi sovranazionali e da "minare la sovranità delle democrazie costituzionali".

Bum. Peccato che la stessa attenzione non sia riservata alle lobby che finanziano le campagne elettorali americane, all'industria del petrolio e del tabacco, ai gruppi religiosi più influenti: tutte realtà non elette, appunto. Eppure sono proprio queste le preoccupazioni emerse nella conferenza di presentazione del sito, tenutasi all'inizio di giugno. Jim Lobe, di Oneworld.net - un circuito di informazione indipendente a cui fa riferimento anche l'ONG italiana Unimondo - riferisce che le accuse riguardavano prevalentemente gli effetti "perversi" dell'operato delle ONG sul funzionamento del libero mercato. Esse sarebbero colpevoli di favorire la mobilitazione dell'opinione pubblica, di esercitare pressioni sui gruppi industriali per la realizzazione di codici e di programmi di responsabilità sociale, di cercare il contributo di ingenui collaborazionisti, ossia degli amministratori e dei manager d'impresa più sensibili a queste tematiche: un vero e proprio "racket", insomma. Per non parlare degli organismi che sostengono il protocollo di Kyoto o l'istituzione della Corte Penale Internazionale, pericolosi portatori di un'ideologia progressista e internazionalista: secondo Jeremy Rabkin, docente di politica alla Cornell University, "tutta la questione della global governance è di sinistra… se è globale, allora è anti-nazionale".

L'idea di un osservatorio sull'operato delle ONG potrebbe anche essere buona, se l'attività di monitoraggio fosse svolta in modo neutrale. Date le premesse, però, non è difficile immaginare l'orientamento politico di NGO Watch: e infatti il sito è frutto della collaborazione tra due istituzioni di ricerca assolutamente schierate, e fiere di esserlo. La prima è la 'Federalist Society for Law and Public Policy Studies', che riunisce giuristi e specialisti di diritto di provata fede conservatrice e libertaria, intenzionati a contestare "l'ideologia ortodossa liberale" (ossia progressista) e a rimettere l'accento sulle libertà individuali e sui "valori tradizionali". La seconda è anche meglio: si tratta dell' 'American Enterprise Institute (AEI) for Public Policy Research', un istituto di ricerca dal quale il governo di Bush ha attinto a piene mani per trovare consulenti e idee. Fate un giro sul sito dell'AEI (www.aei.org), vi leggerete interessantissimi articoli che denunciano i pericoli della pacificazione, esaltazioni dei soldati partiti per l'Iraq e ribattezzati "freedom fighters", lodi di Ronald Reagan, attacchi ai governi europei che affamano l'Africa opponendosi agli organismi geneticamente modificati, dimostrazioni economiche dei benefici effetti del taglio alle tasse realizzato da Bush, sondaggi sul livello di patriottismo. Anche l'AEI è una ONG - di ricerca - finanziata, secondo la Klein, da Motorola, Exxon e American Express; George W. Bush stesso ha dichiarato di aver "preso a prestito" 20 cervelli dall'istituto per comporre la sua amministrazione. Buffo che proprio l'AEI avanzi sospetti sugli altrui finanziamenti e accusi alcune ONG di avere assunto ruoli quasi-governativi.

Comunque, il sito NGO Watch è recente, e si riduce essenzialmente ad alcune - rassicuranti? - dichiarazioni di intenti e uno scarno elenco di link. Qualche anteprima però è già disponibile, e ci rivela il livello delle critiche… CARE, un organismo che si occupa di pianificazione familiare, è segnalato con sospetto per il solo fatto di aver firmato un appello contro i recenti tagli ai programmi delle Nazioni Unite in materia, operati da Bush per accontentare gli anti-abortisti. Le dichiarazioni e le azioni di Greenpeace destano una certa preoccupazione, ma la consistenza numerica delle proteste è ridimensionata (forse sul modello della questura italiana). Human Rights Watch è accusata, per il solo fatto di aver difeso il diritto all'omosessualità, di promuovere promiscuità, confusione sessuale e atti illegali. La National Organization for Women, femminista, è infine stigmatizzata per il suo presunto orientamento lesbico e di sinistra: il riferimento qui è ad un articolo pubblicato da WorldMag, un newsmagazine cristiano militante che, tra le altre cose, ammira "potenza e misericordia" unite insieme nell'esercito americano in Iraq ("free at last"), mentre si dispera per la recente sentenza della Corte Suprema che bandisce la legislazione anti-omosessuale ancora in vigore in alcuni Stati del sud.

Il mensile di sinistra The Progressive sente un vago odore di maccartismo: difficile dargli torto. L'iniziativa non è isolata, come dimostrano quei burloni del sito probush.org, che sognano di vedere presto la faccia di Dàbliu scolpita sul monte Rushmore, e nel frattempo si allenano stilando online liste di proscrizione di artisti, intellettuali, politici e attivisti considerati "traditori". Una nuova caccia alle streghe? Per il momento sembra trattarsi di singole iniziative, non prive, però, di un certo seguito nell'opinione pubblica americana: ne sanno qualcosa le Dixie Chicks, o le star pacifiste di Hollywood, accusate dai manifestanti di essere soltanto "liberals in limousine".

E così, ciò che rimane della democrazia americana tenta ancora una volta di distruggere ciò che l'aveva resa grande. Il pacifismo, l'attivismo in favore dei diritti umani, il femminismo e l'ambientalismo hanno visto i natali negli Stati Uniti; oggi c'è chi li considera alla stregua di una perversione morale e anti-patriottica. D'altra parte, la crescita delle ONG testimonia il dinamismo e l'indipendenza della società civile rispetto ai governi, un elemento che è sempre stato motivo di orgoglio nel sistema istituzionale americano; eppure l'ineffabile professor Rabkin - ancora lui - ci spiega che l'idea stessa di organizzazione non governativa è in realtà "un concetto stalinista".

Buono a sapersi. Lo diremo al Cavaliere, nel caso fosse a corto di idee.

 


mandato da Ivan Ingrilli il Martedì Luglio 22 2003
aggiornato il Sabato Settembre 24 2005

URL of this article:
http://www.newmediaexplorer.org/ivaningrilli/2003/07/22/stati_uniti_minacce_governative_alle_organizzazioni_non_ancora_governative.htm

 


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